da La difficile luce (2)
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da LA DIFFICILE LUCE, 2005
INFANZIA
Eravamo nell’età illusa
Eugenio Montale
la tenerezza dei giorni verdi
sparpagliati
nell’oro del sole appesi
alla luna
il papà dalle spalle
larghe come la volta
del cielo
quel sentirsi dèi – quasi
alati senza peso – e
non sapere la vita
Innocenza nostalgia del paradiso
ADOLESCENZA ASPRI SAPORI
adolescenza aspri sapori
occhi belli fieno nei capelli
alle spalle della notte
fuggire nello schiaffo del vento
NEL PERDURARE LA LUCE
le ore arroventate: erano
estati lunghe a morire
le corse pazze le ginocchia
sbucciate nel perdurare la luce:
ancora un mordere
la sanguigna polpa del giorno – ricordi? –
IL NULLA LUCENTE
in ka* nulla è casuale
credi morire non è farsi
pietra e silenzio: è grido
liberato pietà che vede -
ruotare
su cardini rovescio
del guanto – essere
sogno? luogo-non-luogo ubiquità
e s p a n s i o n e : lacerante
biancore il nulla lucente **
* ka: il “doppio” incorporeo dell’io
** P.P.Pasolini, da Poesia in forma di rosa
GRAVIDE DI LAMPI
la luna piegata sui miei fogli
compone queste lettere
gravide di lampi
tagliate nella luce
assetate
nel supplizio dell’inchiostro
vibranti
su pentagrammi di sogni
SEI LUCE SEI FUOCO
presente a te
chiamami Amore
la bocca colma di luce
sei fuoco
antimondo
chiamami a un silenzio di giardini
grumo vortice d’astri
presente a te
fuoco-luce chiamami
da un mondo di vetro
Amore fai ciak
POESIA ONIRICA
il sogno sfoglia
spirali di memoria
al lume di luna
disegna
il sonno delle rose
LA LUCE GRIDA
la luce grida aprendosi
uno spazio nel cuore
UN VERSO SALVAVITA
un verso salvavita ti bagna di luce
nell’orfanezza del Sogno
FIGURA
indiafanata da un vento di luce
sei immagine di sogno che svapora
in un cielo di cobalto
POESIA
scavare nascere nel bianco – parola
intagliata nel cielo del sogno – è
come estrarre sangue dalle pietre
(ecco forbici di luce
sfrondarti):
la pagina è tuo lenzuolo
mentre in amplessi
cerebrali muori-rinasci
(da un luogo puro giunge questo sole
sulla pagina)
ZEN
(non
studiare il taglio
di luce come l’artista)
non scegliere:
lascia
che sia fa il vuoto
fino
a essere e non essere
SONO DEL CIELO
sono del cielo
fuori dal suo azzurro
circumnavigo
psiche
abito la morte di me stesso
insieme a tanta vita
CADUCITA’
il tempo è uscito dal calendario
in un balenìo
di stagioni e amori svolando
obliquo
nel sole con ali d’icaro
A META’ DEL SUO CORSO LA NOTTE
a metà del suo corso la notte
inghiotte l’ultima luce – rende
suoi ostaggi i corpi
su un mondo immateriale – più nostro -
il sogno apre il sipario
SOGNO DI ME
io non io esisto
di qua di là dello specchio (una
distanza mi separa: come
fossi da un’altra parte): vivo mi
agito dentro un sogno
lucido: Sogno di
me – creatura di sabbia
VOLI A SOLCARE L’INDACO
(voli a solcare l’indaco
staccandosi dal tramonto)
ti sveni come questa luce -
dai muri diroccati
dalle feritoie a spiarti
gli anni spogliati nel cuore:
l’infanzia che rimonta
dentro te come un sole (il sangue
sparpagliato nella luce):
l’esplodere dei sogni che aprivano
i mattini – l’innocenza
negli occhi di pianto
di quel fanciullo col suo aquilone -
sparito nel profondo azzurro…
MOMENTO
1.
una folla di stelle:
la stanza si riempie di cielo
come quando
in un punto
dell’eterno palpitò la mia essenza
2.
biancore irreale – carne-e-
cielo l’Io nell’oceanosogno
è guardarsi cadere
nell’imbuto fuori del tempo
fino all’attimo
prenatale alla luce del sangue
VISIONE: M’INONDO’ IL SOGNO
(leggendo Jung – Storia del simbolo)
(luce che cresce il grido
della mandragora
l’albero capovolto)
…fuggii negli specchi
sprofondai nei cieli anteriori
cavalcando eoni-spaziotempo
vidi nella memoria cosmica
il centro di me
dove ardeva il mio sangue
in simbiosi col palpitare degli astri
coi segreti del vento la musica
delle sfere
il mio sangue confuso col cielo
della memoria
…precipitato nella vita
Felice Serino
da FUOCO DIPINTO (2)
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Da: -FUOCO DIPINTO, 2002-
LA SERA BLU HA OCCHI DI TIGRE
(a Hemingway)
aureolato di fumo
ma dove va la vita
morte tenuta in vita che fluisce
con te o senza di te
per compagnia una bottiglia e una donna che
almeno per stanotte
ti allentino il suo morso
ti richiudano questo strappo infinito
(domani chiuderai la partita)
Hem
per gli amici
occhi in liquido cielo
capovolto
LA VITA NELLE MANI DEL VENTO
palpebre d’aria
chiuse sulla disfatta del giorno
(depistate tracce
rotte smarrite
a insanguinare il vento:
ruotare del tempo
nella sua vuota occhiaia)
anse d’ombre
annegano il grido
dell’anima giocata a testa e croce
COME SOSPESI
è perdersi nelle stanze arimaniche
progettando vite in copia carbone
questo disconoscerti poesia
autenticità spolpata da virtuale e stress
è come stare sospesi nello sporgersi
da delirante vetta interiore l’aprirsi
di crepaccio la sua bocca ad urlo
PAROLA
erlebnis del phonema –
conchiglia
d’aria – sul mare della memoria
una stella di sangue è il sole della pagina
parola – tua preda o forse
tu preda della parola
amore zenitale
le nozze del fuoco
SOGNO
a Dino Campana
si librava lo spirito nello
splendore di quel sorgere:
si chinava
il Sole a baciare la
sua storia: a
rischiararla tutta – in un istante
l’anima del
poema mai concepito
s’imbeveva di alfabeti
ineffabili –
galleggiava in quella luce
bianca
IQBAL
in memoria di Iqbal Masih, tessitore di tappeti,
portavoce dei diritti dei bambini lavoratori, ucciso a 12
anni, il 16 aprile 1995
come un bosco devastato
intristirono la tua infanzia
di pochi sogni
tra trame di tappeti e catene
ancora grida il tuo sangue nei piccoli
fratelli – il tuo sangue che lavò la terra
quel mattino che nascesti in cielo – dimmi –
chi fu a cogliere il tuo dolore adulto
per appenderlo ad una stella?
A DAVIDE
morto a 17 anni il 16.4.1995, domenica di Pasqua
ti videro rimbalzare come un fantoccio
contro il parabrise
eri la loro preda
di turno: sul collo il fiato
di quella banda di cani armati di mazze
(arancia meccanica
una domenica pomeriggio
quando le ore si dilatano e
la città è una giungla)
sui tuoi sogni si era chiusa la Notte
ti ho rivisto all’obitorio: sentivo
il tuo corpo astrale aleggiare
su quei resti e palpitare un intero
universo nei tuoi occhi di vento: Davide
non più diviso tra terra
e cielo: in te racchiuso il Segreto
[Nota – Davide e il piccolo Iqbal sono affratellati dallo
stesso destino:
una tragica morte avvenuta lo stesso giorno, mese e anno,
domenica di Pasqua.]
NELL’INDICIBILE
tu dici è scandalo la morte ma può
esserlo la bellezza perduta del fiore o
della farfalla che vive la luce di un giorno?
dietro il velo dell’esteriore il fiore
il verde la foglia – parte del cosmico
sé di cui è specchio il di qua – vivono ab aeterno
l’indicibile essenza di fiore/verde/foglia
A RISALIRE VORTICI
a specchio di cielo
cuore
a risalire vortici
di vita dispersa
(d’ore ubriache)
vorresti tuffarti
nell’azzurro fonderti
con la luce
ESSERE
1.
bava di ragno a tessere
unità del tempo
(gusci d’entità
masticati da morte
my body is my suit)
1.a
letto di procuste
(visitarsi in sogno)
dell’anima
2.
essere
come momento
il qui-e-ora
il Sé irripetibile il Sé universale
my spirit is soaring
3.
perdersi in chiarità di cielo
farsi libro aperto
3.a
(dove albeggiano azzurrità di strade alte)
DA QUESTO MURO
da questo muro
trasudo le morti di tanti
sono l’urlo di ginsberg
il grido di munch di guernica
queste parole sono pallottole
dirette al cuore
voce di chi non ha voce verità di Cristo
di certo m’imbavaglieranno
non sopportano di guardarmi negli occhi
ANCHE PER VOI
salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi
rivolto a quelli che lo inchioderanno
anche per voi che ancora nei secoli
mi schiaffeggiate sputate
negando la vita buttandola tra i rifiuti
aizzando popolo contro popolo
sotto tutte le latitudini
salgo sulla croce anche per voi
che mi sprecate nelle icone
per voi nuovi erodi/eredi della svastica
che insanguinate la luce delle stelle
oscurando la Notte della mia nascita
anche per voi potenti della terra
razza di serpenti
che non sopportate di sentirmi nominare
dal mio costato squarciato fiumi di sangue
tracciano il cammino della storia
la mia Passione è un solo grande urlo muto
di milioni di bocche imploranti
dinanzi al vostro immenso Spreco
con cui avete eretto babeli
di lussuria come cultura di morte
LA FORZA DELLA PAROLA
a Dalton, Heraud, Urondo
– tre poeti assassinati – mi diceva
(occhi persi nel vuoto
a inseguire chissà quale visione) – tre
in posti diversi – (ne rammentava solo
vagamente i nomi e i luoghi)
– vedi: – puntualizzava – il potere è nemico della luce:
non sopportando la forza
della parola
si mimetizza viscida serpe
tra sterpi e inietta il suo veleno -
LA FORZA OSCURA
l’alba è schiusa palpebra
dell’Orologiaio del cosmo –
col mio emisfero destro
vivo la meraviglia la poesia della vita
credo nell’amore contagioso –
ma mi riconosco in chi non sa guardare
a lungo la Bellezza
negli occhi senza assassinarla
“perché ogni uomo uccide ciò che ama”
e allora cos’è questa forza
oscura che mi strappa
gli angeli dai sogni? chi
viene a violentare il fragile azzurro?
UN DIO CIBERNETICO?
vita asettica: grado
zero del divino Onniforme
(ma la notte del sangue
conserva memoria di volo)
vita sovrapposta alla sfera
celeste regno d’immagini
epifaniche / emozioni
elettroniche
eclissi dell’occhio-pensiero
A DANILO DOLCI
risalire all’immagine infranta
dove è voce del sangue
la ferita aperta del cielo – limare
le parti non combacianti
con la figura del divino: è questo
che fai intendere e
la chiami città
terrestre la tua voglia
di rivoluzione: tu innamorato
dell’uomo nuovo – del suo
costruirsi incessante –
AION
1.
chi ti ha fatto sapere ch’eri nudo?
l’entrare della morte nel morso
della mela
(si erano creduti il Sole
scordando di essere riflessi)
1.a
il serpente mi diede dell’albero e…
eva la porta
di sangue
per dove passa la storia
2.
nell’incrocio dei legni
la conciliazione degli
opposti (lo scheletro del mondo)
2.a
è il Figlio che pende
dai chiodi
la risposta a giobbe
3.
ancora l’assordare dei martelli ancora
un giuda che fa il cappio abbraccia un albero di morte
– sulle labbra il fuoco del bacio
LA VIDA ES SUENO
con calderon* dici la vida
es sueno mentre ti dibatti
in un non-tempo onirico:
sorveglia ogni gesto
un testimone interiore / custode
del sogno – e se nel saperti
forma vuota volessi
uscire dalla vita
non c’è
grido o sussulto che tenga
* Calderon de La Barca
Felice Serino
da LACERE TRASPARENZE – 2009
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da: LACERE TRASPARENZE
A Flavio e Teresio, in memoria
—
La poesia allena l’ “analfabeta”
ancora vergine di conoscenza
a “disincagliarsi dalla vita”
e a viaggiare dentro il mistero
(che è la somma delle verità).
Raffaele Crovi
—
E tu a dirmi
lanciarmi anima-e-corpo
contro fastelli di luce
specchiarmi
nella sua follia
e tu a dirmi: Lui
-l’irrivelato-
nasconde il suo azzurro – è
lamento amoroso
***
L’ angelo
noi lacere trasparenze
-sostanza di luce e di sangue-
a superare d’un passo la morte
solleva l’angelo un lembo di cielo
svela l’altra faccia del giorno
***
Il lato oscuro
e se fossi stato
dell’altro sesso in una
vita precedente
e ne avessi perso
memoria?
(ipotesi remota dici – di certo
campata in aria) –
tendendo a tralasciare
junghiane profondità
scoprire come in un test
il lato oscuro del Sé
totale la parte
inconfessata (semplicemente
naturale) – la tua percentuale -
***
Per metafore
a mimare un amore
anteriore a noi si vola
nel vortice della luce
“partire è la vita”
(farfalla
di fumo)
foglio bianco schizzato grido
***
Dove piove musica
[a David Maria Turoldo]
ai confini del cuore
zona rischio lebbra
dov’è l’io
luogo-non-luogo dove
piove musica
rendimi bianco
come neve delle vette
Signore
***
A ritroso
(hikikomori)
un vivere a ritroso
le spalle all’oriente
dove
cresce la luce
vuoto delle braccia
vite
separate
tra l’ombra e l’anima
hikikomori: in Giappone sono oltre un milione.
E’ il fenomeno di ragazzi che vivono di “rapporti” virtuali
chiusi nella loro stanza fuori dal mondo.
***
Di qua del velo
1.
onirica visione dell’eden
dove profuma Signore
di abele il tuo giorno
2.
un cielo bianco di silenzi
di qua del velo vascello
fantasma
***
L’indicibile parte di cielo
indicibile la parte di cielo
ch’è in te e ignori – dice steiner
l’uomo in sé cela un altro
uomo: testimone che ti osserva e
sperimenti ogni ora:
basta che solo
un verso o poche note ti richiamino
a una strana forza interiore:
e cessi
di sentirti mortale
***
Riesserci
in noi con noi come un
riesserci
spessore davamo alle
emozioni
cercavamo lo stupore
e lo stupore era Dio *
* da un’epigrafe
***
Barabba
-e gli esecrabili
delitti e la vita
tradita?
e il sangue innocente?
-non ricordo: in verità ti dico
l’Albero di sangue
virgulto di mio Figlio
il Giusto
si è ingemmato
ed espande nei secoli
le sue radici
in un abbraccio totale
***
Riempire i vuoti
riempire i tuoi vuoti di cielo
e un angelo che ti corre nelle vene
come sangue e il bianco grido
del vento che sfiora
i contorni del cuore a smussarne
gli angoli vivi il dono
di una parola (cara
e rara non di circostanza)
corredata dalla luce di un
sorriso ad hoc
***
Aung San Suu Kyi
non violentate la primavera
del suo giovane sangue
non pugnalate la colomba
del suo cuore aperto
alla compassione
non schernite la disarmante
verità che proclama
aizzandole contro
i mastini della notte
dal suo sangue si leva alto
il grido d’innocenza
a confondere intrighi di potenti
***
Di Altrove
[La gente non è cattiva: ha solo paura di essere buona.
Eduardo nel film Campane a martello.]
di Altrove
è lettura capovolta il mondo
chi ti dà
occhi buoni per il cielo
se non sai vedere
così la cieca
sopraffazione
la gioia cattiva del sangue
***
Casa di vetro
carne fatta velo d’aria
dalla consistenza del sogno
ectoplasma o luce-
ombra che si ricrea
questa e non altro la fragile
casa del corpo di vetro
***
Cuore trasparente
1.
non la doppiezza non l’apparire:
chi sei veramente è più forte di te
2.
fra cristalli dell’inverno è schiusa la rosa:
l’amore sai impollina la morte
***
Quel senso di…
aspettando sempre qualcosa
qualcuno – affacciato
sull’Indicibile –
in attesa giungano da un dove
riconoscibili
un nome una voce -
quel senso
di sperimento quando la vita
è una coperta troppo corta
-dove sono “io”?-
quel senso di…
aspettandomi -
aspettando di nascere
***
Libro
mastica piano la morte
il libro del corpo – orecchio
del cuore – : fatuo
risillabare palpiti di soli
fino all’ultimo
rigo-respiro
-congelato di bianca luce
***
Effeta
di Dio il dito
la saliva il fiato
ri-fiorisce vita
in cuore
disabitato
***
Nascosto starò nella rosa
finché non avrà inghiottito
il tempo osceno il suo grido
nascosto starò nella rosa
azzurra della poesia
perché non intacchino
i veleni del mondo
la bellezza del cuore
Felice Serino
Cenere – Beppe Costa
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http://www.youtube.com/watch?v=3_QNJlPDlxc
da IN UNA GOCCIA DI LUCE
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Da: -IN UNA GOCCIA DI LUCE, 2008-
IMMERSI NELL’ASSOLUTO
come in una bolla d’aria o goccia
di luce
si ha vita
nel fiato del Sogno infinito
SPIOVE LUCE
spiove luce
di stelle gonfie di vento
col tuo peso
greve di limiti
ti pare quasi vita sognata
il vissuto già divenuto memoria
siamo frecce
scagliate nel futuro
o il tempo che ci è dato è maya
e si è immersi in un eterno presente?
AVVOLTI NELLA LUCE
[ispirato dalle parole in apertura,
che mi hanno tormentato per giorni]
se nascere nella morte
è questa vita
breve sarà il vagare
nella tenebra della conoscenza
per noi apprendisti dell’Indicibile
avvolti
nella luce della Parola
legati da una promessa di sangue
a Chi ci tende nei secoli
le braccia aperte in forma di croce
SIC TRANSIT…
confidare
nelle cose che passano
è appendere la vita
a un chiodo che non regge
è diminuirsi la vera ricchezza -
arrivare all’essenza -
lo scheletro la trasparenza
DISTACCO
giungere dove ogni linea s’annulla
un brivido bianco… e sei altro
fiume che perde nel mare il suo nome *
* da un verso di Billy Collins
IN UNA GOCCIA DI LUCE
s’arresterà questo giro del mio sangue
lo sguardo trasparente riflesso
in un’acqua di luna
sarò pietra atomo stella
mi volgerò indietro sorridendo
delle ansie che scavano la polpa dei giorni
delle gioie a mimare maree
nullificate di fronte all’Immenso
allora non sarò più
quell’Io vestito di materia
navigherò il periplo dei mondi
corpo solo d’amore
in una goccia di luce
LIBRO SACRO
leggerne una pagina al giorno
perché la fede non sia acqua
Colui che te la dona
fallo uscire dal libro sacro
le righe nere diventino il tuo sangue
fa’ che sia pane
non polvere nel vento la Parola
SCAVANDO NEL PROFONDO
a Giuseppe Soffiantini
rimuovere i macigni
di odio e vendetta
che tengono in ostaggio per la vita:
il perdono
un atto creativo un rifiorire
dentro: questo
lèggere si deve
nel tuo animo regale
tu che umanizzasti il tuo carnefice
tu che sai il dolore
della luce – sentinella dell’aurora
NEL SEGRETO DEL CUORE
tenere in serbo scomparti
colore del vento che oblìa
memorie: rossi
come il sangue della passione
verdi come le prime primavere
azzurri come il manto di madonne
custodirvi gocce di poesia
cavalli di nuvole ed arco
baleni -
le coordinate dei sogni – e
l’insaziato stupirsi della vita
da respirare su mari aperti
– che tenga lontano la morte
L’ESISTERE SPECCHIATO
con lo stillicidio
del tempo a subire
questa piaga dalle nove porte *
ma a te presente un altro
te – il Sé celeste – l’esistere
specchiato: vita che si guarda
vivere -
un mondo in un altro
*il corpo secondo la Bhagavadgita
BARLUME
qui non altro
che un barlume di vero
dove cielo decaduto
è il cuore in tumulto
che spera anela a una riva
di pace
per acquietarsi
RI-CREARE LA BELLEZZA
A Lolek (Karol Wojtyla)
la pietra scartata è la prima
della Bellezza – che trasuda
il sangue della luce
– posata sulla stoltezza
del mondo
PENTECOSTE
aleggiare dello Spirito sulla
creazione
l’Avvento: respiro
dell’Altissimo
(virgola-di-fuoco) in
fragilissimo cuore
– un angolo
di cielo
Felice Serino
POESIA DI FERRUCCIO BRUGNARO
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http://www.youtube.com/watch?v=GXfTxc1miYI
da DENTRO UNA SOSPENSIONE
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Da: DENTRO UNA SOSPENSIONE, 2006
SE QUESTO MONDO
se questo mondo ti ha forse
deluso è perché ho lasciato
che ti perdessi e dal tuo
vuoto mi tendessi le mani
su me che sono Altro
roveto che arde e non consuma
scommetti pure la tua vita
non vergognarti di me che sono il giorno
ho offerto il mio Essere
carne e dio
al supplizio del legno
mia rivincita d’amore
sono il mattino che ti coglie
cuore di madre
LETTERA (frammento)
non angustiarti se non sai pregare
se preghi con la testa tra le nuvole
lo fai e bene se spandi
su foglio metafisica luce
e il soffitto ti si fa cielo
E’ IN TE NELL’ARIA
è in te nell’aria
sottile la senti la mancanza
di vita piena
come applaudire con una mano sola
ma è regale regalo
questo rapido frullo
d’ali
atto d’amore
non affidarlo nelle mani del vento
sii àncora
gettata nel cielo
E’ VELO CHE CADRA’
1.
è velo che cadrà
la carne
2.
rendere fruttuosa la morte
perdendo la vita
(rovescio
dell’io tra nome e senza nome)
3.
ma è l’amore che mi sceglie
(nudo
alla luce)
4.
ho sognato d’essere trasparente
VISIONE
imbevuto del sangue della passione un cielo
di angeli folgora l’attesa vertiginosa
nella cattedrale del Sole dove ruotano
i mondi
è palpito bianco la colomba sacrificale
QUEL SORRISO
a R.
oltre lei forse fra le stelle
dura quel sorriso che nell’aria
ti appare ora sospeso come fumo
lucido incanto il tuo
sperdutamente altrove –
l’ha disperso il vento
VERTIGINE DEL VUOTO
[leggendo E. M.Cioran]
sognandosi al di sopra dei precipizi
le vene cariche di notti
carpire qualche vertigine all’Abisso
ELEGIA DELL’ULTIMO GIORNO
ormai è passata come tutte
le cose dell’aldiqua prendila come
un sogno anche se sogno non è
questo nell’ultimo giorno avrò da dirti
fratello a me nella carne e nello spirito
marchiato a fuoco
ma tutto questo doveva accadere ti dico
perché “si compissero le scritture”
ora m’incolpi del mio silenzio e
Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia
venivano spinti sotto le docce a gas
Io ero ognuno di quei poveracci in verità
ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda
del carnefice quando fa scempio
di un bambino innocente
Io sono quel bambino ricorda
“quando avete fatto queste cose ad uno
di questi piccoli l’avete fatto a me”
anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce
la più abietta la benedetta
anch’io ho urlato a un cielo muto e distante
Padre perché
perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto
DAL DI FUORI
1.
precipitati da un primo
mondo di luce indivisa –
essere qui e insieme
altrove
dal di fuori il pulsare
dell’universo
impregnato di dolore e di canto
2.
questo dolore questo
canto: ne siamo
l’essenza
siamo volti che galleggiano
sulla superficie di un sogno
RISVEGLIO
tra le pieghe della storia
c’è satana
che strappa
le più belle pagine di poesia
un giorno i morti
risvegliati
da pioggia d’uccelli
le ricomporranno
in musica celeste
SOSPENSIONE
un camminare nella morte dicevi
come su vetri non conti le ferite
aspettare di nascere uscire
da una vita-a-rovescio
riconoscersi enigma dicevi
di un Eterno nel suo pensarsi
SCONNESSIONE
pensavi guadagnare la chiarezza?
la vita imita sempre più il sogno
nelle sconnessioni avanti con gli anni
ti coniughi ad un presente che s’infrange
dove l’orizzonte incontra il cielo:
e ti sorprendi a chiederti chi sei
oggi da specchi rifranto
e moltiplicato
mentre il tempo a te ti sottrae
Felice Serino
Pablo Neruda – Se tu mi dimentichi
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http://www.youtube.com/watch?v=dyP9sut7clM
da IL SENTIRE CELESTE
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Da: IL SENTIRE CELESTE, 2006
ARCHETIPI O LETTERE CELESTI
sulla pura pergamena
della sostanza primordiale
tutti i pensieri lo Spirito scrive
con l’inchiostro luminoso
della divina emanazione: nel Libro
dei libri sotto forma di archetipi
o lettere celesti si trova tutto
quel che fu è e sarà
POESIA COSMICA
io-non-io:
lasciare che mi superi
la luce
sentirmi espandere
nell’amore
infinito sparso per il cielo
ROL
nel giro
di una luna ti sognerò levarti
da orizzonti
di fuoco su cavalli
d’aria
dipingere arcobaleni
coi colori dell’amore
MIO SANGUE ALATO
tu come un’esplosione
all’aprirsi del fiore –
vita: mio sangue alato
lascia che m’incenerisca
per rinascere adamantino
nell’aria come fenice
lascia che della luce
della tua saliva
fino al cuore mi bagni
ah sentirmi avvolgere
nel risucchio del vuoto
tuo affamato…
SPRAZZI DI PACE
spiove dal cielo una luce
di stelle gonfie di vento – quasi
provenisse dall’oltre
nel cuore un aprirsi
di sprazzi di pace: vedermi
in tutto con il mio sognare –
il vissuto la vita
sognata
L’OMBRA
negativo di me mio vuoto
in proiezione mi copia con inediti
profili tagliati nella luce – se dal
di fuori la spiassi mi direi sono
io quello?
pulviscolare ha i contorni
del sogno e i suoi fòsfeni
si spezzetta se riflessa inafferrabile
fantoccio mi diventa
pure mio vuoto mia metà
che estinta con l’ultima sua luce
rientrerà nel corpo-contenitore
unificata con la terra – senza un grido
tutt’uno con la morte –
senza perché – solo ombra
IL PECULIO DI LUCE
(a Simone Weil)
1.
(occhi come laghi
abbracciano da eco
a eco fremiti di vita)
ha mani che sfondano muri
di solitudine – amore
2.
germoglia grido di luce
da nuovo dolore
SIESTA
[entrando in un sogno lucido con la visione dilatata
di gatta che si stiracchia]
le fauci spalanca la natura animale in enorme sbadiglio
della tigre di blake a ricordare la geometria felina
dinanzi agli avanzi della sua preda sanguinolenta
nella solitudine lucente tinta dalla cenere rossa del tramonto
pancia all’aria nella conca del sole occhi socchiusi impastati
dell’ultima luce in un tempo sospeso un silenzio
che disegna l’atavica forma aperta del grido
NEI MIEI SOGNI
nei miei sogni ricorrenti il mare
ne attraverso lunghi tratti io che appena
sto a galla – altre volte mi trovo
in viaggio (nave/treno) o mi vedo nella
casa giù al paese a tavola
coi parenti che mi ricolmano fino
agli occhi e mi accorgo che sono in ritardo per
il lavoro ora nemmeno più ricordo dove
ho parcheggiato scendo di corsa salgo
scalinate eccoli i miei morti i parenti
sorridermi mai che mi dessero
numeri
(ora non sogno più a colori
vividi né di librarmi come
falena contro il soffitto)
CREATURA
mi godo la luce
come farfalla
sul palmo della tua mano
Signore non posso
che offrirti il mio niente –
fragile creatura
ti devo una morte
PARVENZA D’AMORE
pietre ancora calde di sole
con la luce che vuole morire al giorno
una virgola di amore ti è rimasta negli occhi
come sangue rappreso (nelle vene del tempo
è sospensione questo palpitare che si fonde
col silenzio del cuore)
come un olio è passata la luce sopra il dolore –
pseudoincarnazione di un sogno –
HA MEMORIA IL MARE
1.
la forma del vento disegnano
rami contorti
voli
di gabbiani ubriachi di luce
a pelo d’acqua decifrano tra
auree increspature le vene del mare
2.
interroghi sortilegi nella
vastità di te solo
ti aspetti giungano da un dove
messaggi in bottiglia un nome un grido
ha memoria il mare
scatole nere sepolte nel cuore
dove la storia
ha un sangue e una voce
SPAESANO LE ORE DEL CUORE
i primi turbamenti i morsi
dell’amore – luce
d’infanzia come sogno scolora
dove l’orizzonte taglia il cielo
spaesano le ore del cuore
nel giorno alto
Felice Serino
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